Halsman e la Belle Époque

di Maria Gabriella Alfano-

aa Grande successo di pubblico a Palazzo Fruscione, per il talk  “Tra la Belle Époque e l’Europa dei Totalitarismi” con il professore Carmine Pinto, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Salerno,

E’ questo il primo degli incontri a latere della  mostra fotografica “Lampi di Genio” dedicata agli scatti del celebre fotografo Philippe Halsman, organizzata dall’Associazione Tempi Moderni, in collaborazione con Contrasto e con l’Archivio Halsman di New York.

Il talk è stato introdotto dal professore Alfonso Amendola, docente dell’Università di Salerno, che ha evidenziato che questo e gli altri incontri in programma invitano a riflettere su temi specificatamente legati al protagonista della mostra o sul periodo storico in cui è vissuto.

Dialogando con la giornalista Monica Trotta, il professore Pinto
ha messo in luce la forza e l’energia dell’Europa nel 1906, anno di nascita di Philippe Halsman. In quegli anni l’Europa era esattamente l’opposto di quella di oggi, un’Europa mai vista prima e mai vista dopo. Era l’epoca della prima globalizzazione che ne faceva la massima potenza industriale, politica e culturale su scala mondiale. Grazie a innovazioni come il telegrafo, le ferrovie e il vapore, l’Europa aveva un’influenza globale senza precedenti. Era demograficamente molto più grande del resto del Mondo e forte sul piano intellettuale, sociale.

Era caratterizzata da una società giovane, dinamica e in espansione, capace di guidare il mondo. Tuttavia, questa potenza iniziò a incrinarsi con la Grande Guerra che trasformò radicalmente l’assetto politico e sociale europeo. Dopo il conflitto, le ideologie liberali furono messe in discussione e sostituite da nuove visioni totalitarie: il comunismo bolscevico in Unione Sovietica e il nazional socialismo in Germania, al quale si collegavano il fascismo italiano e quello spagnolo. La rivoluzione bolscevica del 1917 introdusse un nuovo modello di Stato-partito, che rifiutava la pluralità liberale, sostituendo il sovrano con il partito stesso. Un modello che, sebbene ideologicamente diverso, caratterizzò anche il nazionalsocialismo tedesco: entrambi perseguivano l’eliminazione dell’avversario come strumento necessario di affermazione delle rispettive ideologie. Pinto ha sottolineato le analogie tra il periodo storico della prima metà del novecento con quello attuale che vede il mondo segnato dalla crisi delle democrazie liberali. L’Europa di oggi, come allora, si trova a dover affrontare minacce esterne e interne che mettono in discussione i principi della libertà e del pluralismo.

Il professore Francesco Fasolino, direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche  dell’Ateneo salernitano, ha sottolineato che pace e benessere non sono garantiti, ma vanno conquistati e tutelati, senza affidarsi a potenze esterne. Il parallelismo con l’Impero Romano, in particolare con l’epoca di Augusto e della dinastia Giulio-Claudia, ha concluso, offre uno spunto storico interessante sulla gestione di imperi multietnici e sulla ricerca di nuovi equilibri geopolitici.

 

 

Fotografie a cura di Luigi Catuogno – Associazione Culturale Lab147

 

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