Il Racconto della Domenica: Franco, fratello e amico
di Gino Di Mare-
Quando si pensa a mio fratello Franco, l’immagine che subito balza alla mente è quella del giornalista serio, con lo sguardo attento e la voce ferma che ci ha accompagnato attraverso anni di cronache e racconti dal mondo. Ma dietro la figura pubblica, dietro il professionista impeccabile, c’era un uomo che sapeva vivere la vita con leggerezza, calore e una passione contagiosa per le cose belle e semplici.
Franco è stato un uomo di amicizie profonde e sincere. Non era raro che, dopo una giornata intensa di lavoro, si dedicasse a quello che considerava un rito irrinunciabile: la cena con gli amici, con la famiglia e con me a Napoli, a casa mia, negli ultimi mesi quando ancora era in cura.
Non si trattava solo di mangiare insieme, ma di creare un momento speciale, un piccolo spettacolo di convivialità e storie condivise. La sua cucina era il suo regno, un luogo in cui si muoveva con disinvoltura e passione.
La sua casa era una libreria a cielo aperto, centinaia di volumi ma in cucina, fino all’ultimo giorno, aperto e doverosamente appoggiato su un leggio faceva bella mostra di sé un libro di Cannavacciuolo, regalo di sua nipote, uno dei suoi chef preferiti.
Aveva una predilezione per la cucina mediterranea, i sapori autentici e i piatti che raccontano storie. “Un piatto di pasta ben fatto può risolvere una giornata storta”, diceva, e bastava varcare la soglia di casa sua per sentirsi avvolti da profumi invitanti e risate contagiose. Non era solo un ospite premuroso; era anche un ascoltatore attento e un fine narratore.
Noi di famiglia, gli amici ricordiamo con affetto le serate in cui, tra un bicchiere di vino e un piatto fumante di spaghetti alle vongole, Franco sapeva alternare aneddoti divertenti dei suoi viaggi a domande genuine sugli altri. Io ricordo ancor di più le litigate tra noi sulla necessità o meno di dare un bollo ai friarielli per far perdere il gusto dell’amaro prima di ripassarli in padella piuttosto che sulla necessità o meno di aggiungere i capperi e le olive al sugo della puttanesca senza farli soffriggere! Discorsi infiniti, sfottò continui e grandi risate!
Per lui, la tavola era un ponte tra le persone, un modo per restare connessi al di là delle distanze e delle occupazioni quotidiane. La famiglia, poi, è stato un altro pilastro della sua vita e ancor di più lo è stato negli ultimi periodi, quando noi fratelli abbiamo praticamente vissuto in simbiosi per fargli sentire ancor di più la nostra vicinanza e il nostro amore.
Franco è stato un fratello affettuoso, presente nei momenti importanti e anche in quelli di quotidianità. Ma, va detto, era anche molto critico con noialtri di famiglia; sapeva diventare severo e ne so bene io che più volte sia per lavoro che per questioni personali, ho avuto modo di scontrarmi: non faceva sconti, se riteneva di avere ragione e più volte i nostri silenzi hanno avuto durate significative, fino a dimenticare ogni cosa alla prossima cena, al prossimo weekend insieme, alla successiva vacanza. “La famiglia è la bussola che ti riporta sempre a casa”, diceva. Ed era proprio questo senso di radicamento che gli dava la forza per affrontare il mondo con lo sguardo curioso e l’animo aperto. La curiosità, appunto. Quella che lo ha portato a viaggiare per lavoro ma anche per piacere. Franco non era mai sazio di scoprire luoghi nuovi, culture diverse, sapori inediti. Ma anche nei suoi viaggi, non perdeva mai di vista ciò che per lui contava davvero: l’incontro con le persone. Che fosse in un piccolo villaggio sperduto o in una metropoli pulsante, cercava sempre lo scambio, la storia da ascoltare, il sorriso da incrociare. E, immancabilmente, riportava a casa un ricordo, una spezia esotica, un racconto da condividere intorno alla sua tavola.
Nel mio ricordo, nei miei pensieri, Franco rimane così: un uomo capace di grande profondità e altrettanta leggerezza, che sapeva dare valore alle cose semplici e alle relazioni vere. Un giornalista brillante, certo, ma anche un amico generoso, un fratello premuroso, un viaggiatore curioso e un cuoco appassionato. E se è vero che le persone continuano a vivere nei racconti e nei ricordi di chi le ha amate, allora è facile immaginare che, da qualche parte, Franco stia ancora apparecchiando una tavola, versando un bicchiere di vino e preparando un piatto speciale per i suoi amici.
