Watamu Children Garden: la speranza per i bimbi del Kenya

di Maria Gabriella Alfano-

Nonostante la crescita economica che lo colloca tra le economie in crescita dell’Africa orientale, il Kenia non è immune dai problemi che caratterizzano il continente africano.

Circa un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà con un reddito che non supera uno, due dollari al giorno. Poi la malnutrizione e le malattie fanno il resto.

Colpiscono le disuguaglianze socio economiche tra la vita nelle aree urbane e quelle rurali e, spostandosi nel Paese, ci si accorge che ancora maggiori sono quelle presenti nelle grandi città come Nairobi o Mombasa, in cui ai grattacieli dei luoghi centrali si contrappongono le baraccopoli delle sterminate periferie. Qui la qualità di vita è ai livelli più bassi, soprattutto per la carenza dei servizi essenziali.

I bambini sono le principali vittime di questa situazione in quanto, anche se dal 2003 l’istruzione primaria è gratuita, tante scuole, soprattutto quelle delle zone rurali, sono sovraffollate e hanno poche risorse. Molti bambini affrontano drammatiche sfide legate alla povertà, alla malnutrizione, allo sfruttamento e alla mancanza di opportunità perché sono costretti a lavorare per aiutare le famiglie.

In un mio recente viaggio in Kenia ho conosciuto a Watamu Andrea Bortoluzzi e la  sua mission  nell’Associazione onlus italiana “My name is help”. Mi ha raccontato la storia della onlus che inizia nel 2005 quando un gruppo di turisti di Bergamo, nel corso di una vacanza in Kenia, conosce alcune donne di un piccolo villaggio nei pressi di Tambunu che accudiscono bambini orfani.

Di qui l’idea di dare una mano offendo opportunità di istruzione e  nuove prospettive a chi non ne ha molte, per nascita e condizione.

Acquistano un terreno e in appena due anni realizzano un’aula in cui accolgono sessanta bambini che affidano a  insegnanti del luogo.

Trascorrono gli anni e nel 2014 My name is help, riconosciuta dal Governo del Kenia, dà vita alla Watamu Children Garden nursery school e alla struttura più ampia del “Watamu children garden education Centre”.

Andrea, raccontami di te. Mi hai detto che sei stato  per la prima volta in Tanzania e in Kenia al seguito di organizzazioni di tour operator legati ai missionari e mi hai raccontato la tua esperienza nella Savana che ti ha permesso di conoscere le tribù che vivono lì. Avevi appena 17 anni, ma l’Africa ti è entrata nel cuore e non l’hai più lasciata.

E’ così. Da allora di anni ne sono trascorsi un bel po’, ora ne ho 57. Dopo quel viaggio indimenticabile ho iniziato a spostarmi per passione e per lavoro in tutta l’Africa,  soprattutto in Kenia,  occupandomi di turismo quale organizzatore e accompagnatore di viaggi e safari. In seguito ho collaborato per anni con l’Associazione italiana esperti d’Africa di cui sono tuttora Specialist Member  e con la Poaching Prevention Academy, impegnata nella tutela e nella salvaguardia delle specie in via di estinzione.

E’ stata la conoscenza della popolazione africana e delle sue condizioni di vita  a far nascere in te l’idea di  impegnarti in “My name is help”?

Devo dire che In origine il mio interesse  principale in Africa era la Natura. Poi ho conosciuto Fanny, la mia attuale compagna, e da quel momento è iniziato il mio nuovo percorso di vita. Come ho detto, lei e altre persone avevano fondato l’associazione “My name is help” e tutti insieme avevano dato vita a un orfanatrofio a Timboni, sobborgo di Watamu. Alcuni anni dopo è nato il Watamu Children Garden a Mijomboni.

 La mission della Nursery School di Watamu è quella di accogliere, curare, nutrire e scolarizzare i bambini dei villaggi vicini, nella consapevolezza che a ciascuno fosse riconosciuto il diritto a istruirsi. Ce ne vuoi parlare?

Ci siamo chiesti quale fosse il modo migliore per offrire una vita dignitosa, educazione, cure mediche, un’alimentazione bilanciata, un luogo sicuro dove crescere e soprattutto tanto amore a questi bambini nati in zone povere e svantaggiate. Così abbiamo pensato a un asilo-nido per bambini dai 3 anni in su.

Com’è stata accolta l’iniziativa dalla popolazione locale? Ci sono stati problemi?

La popolazione locale apprezza, conosce e supporta il nostro operato perché si rende conto dell’opportunità che offriamo ai bambini che educhiamo nel rispetto delle loro tradizioni e della loro cultura. Le richieste di frequentare l’asilo sono tante. Purtroppo non possiamo accogliere più di 25 bambini ogni anno. Fatti i dovuti approfondimenti, cerchiamo di scegliere quelli che riteniamo siano i più bisognosi.

Circa sei anni fa avete inaugurato il nuovo asilo, il ” Watamu Children Garden” una struttura modello immersa nel verde, nata per accompagnare  dall’asilo al college i bambini orfani e quelli che vivono in condizioni difficili. Ce la vuoi descrivere?

Voglio precisare che in Kenia gli orfani sono pochissimi. Ci sono più che altro tanti bambini nati da ragazze costrette a prostituirsi e poi abbandonati alle famiglie di origine, o quelli che hanno solo la mamma o solo il papà, o quelli che sono nati da donne stuprate. Altri ancora appartengono a  famiglie con cinque, sei o più figli che non riescono a sfamare. Li accomunano le condizioni precarie in cui sono costretti a vivere e la mancanza di ogni forma di sostentamento.

Come ho già detto, il nostro obiettivo è offrire a questi bambini e alle loro famiglie la possibilità di istruirsi e di imparare le regole della convivenza in modo da avere una vita dignitosa, dalla pulizia, all’educazione, all’igiene e soprattutto libera dalla prigione dell’analfabetismo..

Quanti bambini accoglie al momento il Watamu Children Garden?

Attualmente ci sono 75 bambini di età compresa tra i tre e i sei anni che abbiamo diviso in tre classi.

Come trascorrono le giornate all’asilo?

L’orario scolastico comincia alle 8 e termina alle 16. In genere i bambini arrivano a piedi, i più lontani usano il nostro school-van. Appena a scuola fanno colazione, a metà mattinata c’è la merenda, poi il pranzo e una seconda merenda nel pomeriggio.

Per quanto riguarda la didattica ci avvaliamo di insegnanti certificati che fanno lezione nel rispetto dei programmi ministeriali con alcune aggiunte e integrazioni, ad esempio con supporti visivi didattici, tablet e usando metodi innovativi tra cui alcuni ispirati al metodo Montessori.

Che cosa accade quando i bambini terminano questo primo ciclo di istruzione?

Ci preoccupiamo di far loro proseguire gli studi, naturalmente a nostre spese, in scuole primarie e secondarie private che selezioniamo in base alla distanza dalle loro case e alla loro affidabilità. Al momento sono circa 300 tra bambini e ragazzi quelli che, una  volta completati gli studi al Watamu Children Garden, continuiamo a seguire anche dopo. Li mandiamo al college, facendoci carico delle spese  di vitto e alloggio se, data la distanza dalle loro abitazioni, non possono viaggiare e devono risiedere sul posto.

Immagino siano felici di spostarsi in altri luoghi più stimolanti…

Si. Per questi ragazzi frequentare il college è un’esperienza fantastica perché possono dedicarsi in maniera totale allo studio e allo sport.

E poi?

Terminato il ciclo di studi li aiutiamo a inserirsi nel mondo del lavoro.

 Mi hai detto che chi collabora con la vostra Associazione lo fa a titolo volontario e gratuito. In quanti siete e come operate?

 Siamo tutti volontari al cento per cento ed è stato sempre così, anche per i membri dell’associazione che operano in   Italia. C’è chi cura l’amministrazione, chi si occupa della grafica o altro. Tutti quelli che vengono qui in Africa ad aiutarci nelle nostre attività, come ad esempio le feste, i giochi, la sistemazione della clinica o del magazzino ecc., lo fanno a titolo gratuito.

Io,  Fanny e Michela siamo impegnati a tempo pieno nel senso che dedichiamo all’Associazione tutto il nostro tempo libero dagli impegni professionali. Io lo faccio qui in Kenia, Michela si occupa dell’amministrazione in Italia,  Fanny lavora sia a distanza che qui a Watamu che raggiunge due o tre volte all’anno.

Ma non potremmo andare avanti senza tutti gli altri volontari come il nostro architetto Gioacchino, la sua compagna Stefania, poi Hagar e i tanti altri che ci aiutano con i mercatini in Italia o in Kenia se vengono qui in vacanza. Poi ci sono tutte le help family, cioè le persone che tramite l’adozione a distanza supportano i loro bimbi adottivi e la scuola. Senza di loro il nostro progetto sarebbe irrealizzabile.

Un bel lavoro di squadra, insomma. Come riuscite a far fronte alle spese?

 A parte l’adozione a distanza che è la voce principale, c’è il 5×1000 , ci sono i mercatini in Italia, e ancora libri fotografici, lasciti testamentari, donazioni spontanee, bomboniere solidali e tanti altri modi per raccogliere fondi.

Progetti futuri?

Tra pochi mesi avvieremo il progetto di Volontourism , attività che rende i turisti partecipi dei progetti di volontariato durante le loro vacanze.

Spiegati meglio..

 Accanto al Watamu children garden creeremo una struttura che vorremmo chiamare “Watamu crew garden”. Ci sarà un grande giardino intorno al nostro bambù, simbolo del progetto,  un’area comune con cucina e ristorante, alcune strutture colorate con 9 camere da letto dotate di tutti i confort. Ci sarà il wi-fi per consentire lo smart working. Vorremmo anche offrire crediti universitari agli studenti.

Con una donazione al Watamu children garden sarà possibile aiutare il personale, i bambini dell’asilo e gli studenti più’ grandi durante i periodi di chiusura delle scuole. Ciascuno lo farà  in base alle proprie esperienze e abilità (canto, lingue, disegno, giardinaggio, ecc.) e potrà inoltre godere delle splendide spiagge di Watamu, fare safari ed escursioni, condividere la vita della popolazione locale.

Infine, se ci saranno maggiori contribuzioni potremo creare strutture analoghe come format e stile, destinate ai ragazzi più grandi. Ma temo che non basti una sola vita. Dovremo puntare sulle prossime generazioni che seguiranno la nostra strada.

 

Henry Menza

Il Watamu children garden mi ha cambiato la vita.

Henry è cresciuto e ha studiato grazie all’adozione a distanza avviata da My Name is Help Onlus.

Henry, puoi raccontarci di te?

Certo! Mi chiamo Henry Menza, ho 28 anni e il 5 maggio ne compirò 29. Sono davvero grato alla mia seconda famiglia italiana per il grande aiuto che mi ha dato che ha cambiato la mia vita.

So che hai ottenuto una borsa di studio quando eri un ragazzino. Come è successo?

Avevo circa 13 anni quando io e mio fratello Nickson abbiamo ricevuto questa borsa di studio grazie alla quale abbiamo potuto studiare e trovare un lavoro.

In pratica come sono trascorsi gli anni?

Abbiamo frequentato la scuola primaria, fino al College. Per tutto il tempo siamo stati sempre sostenuto da Mamma Fanny, da Papà Andrea e da Mamma Willda. Non posso che ringraziarli per avere accompagnato e guidato me e Nickson nella nostra vita. Li amiamo davvero tanto.

Che cosa è successo dopo che avete terminato gli studi? E’ stato facile trovare lavoro?

Dopo aver terminato il college, ho avuto qualche difficoltà a trovare un lavoro e a capire cosa fare della mia vita. Ancora una volta Papà Andrea e Mamma Fanny erano lì, pronti ad aiutarmi. Grazie ai loro amici italiani abbiamo trovato lavoro io come assistente per un tour operator del gruppo Alpitur a Diani, mio fratello Nickson come l’idraulico nel villaggio turistico Seven Islands.

 Cosa ha significato per te l’aiuto che hai ricevuto?

 Credo che tutto accada per una ragione. Se oggi sono qui, gestendo la mia vita con serenità, è grazie al supporto che ho ricevuto da “My Name Is Help Onlus”. Sono davvero riconoscente per tutto ciò che è stato fatto per me e per mio fratello: il sostegno, la cura, l’amicizia, la gentilezza, la pazienza, l’amore e la fiducia. Non so davvero come esprimere la mia gratitudine, ma so che Dio proteggerà e benedirà chi mi ha aiutato.

Guardando al futuro, quali sono i tuoi pensieri e i tuoi sogni?

 Non ho alcun dispiacere, solo energia positiva e il desiderio di crescere ancora. Ogni giorno  amerò sempre di più chi si è preso cura di me e vorrei ricambiare con lo stesso grande cuore con cui sono stato aiutato io.

 

 

 

 

 

 

 

Maria Gabriella Alfano Maria Gabriella Alfano

Maria Gabriella Alfano

Architetto con specializzazione in pianificazione urbanistica, giornalista. Ha lavorato per molti anni nel settore pubblico occupandosi di piani, progetti e opere strategiche. E' stata presidente dell' Ordine degli Architetti di Salerno, direttore del trimestrale progetto "Progetto". Commissaria delle Riserve Naturali Foce Sale Tanagro e Monti Eremita Marzano e componente del Consiglio direttivo di Federparchi. E' presidente dell' Associazione Culturale L'IRIDE di Cava de' Tirreni. Viaggia spesso in tutto il mondo. Sposata, due figli, vive con il marito Pietro e due gatti.

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