Media e inclusione: una riflessione necessaria
di Maria Beatrice Russo-
Una riflessione sulla moda, il suo sistema e l’impatto che l’inclusione sta avendo su di essa. Questo accade a Palazzo Fruscione in uno degli appuntamenti de I Racconti del Contemporaneo organizzati da Tempi Moderni nell’ambito della mostra diffusa “Lampi di genio”, visitabile fino al 2 giugno.
“Moda e inclusione” si intitola questo incontro in collaborazione con la Fondazione della Comunità Salernitana. Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, regalando ai presenti un suo breve intervento sottolinea la forza delle iniziative portate avanti da Tempi Moderni «che ha accompagnato il dibattito culturale dalla città da ormai dieci anni crescendo se possibile», confessando che «la mostra è un qualcosa che mi ha profondamente commosso».
Anche la Presidente della Fondazione della Comunità Salernitana Antonia Autuori non tralascia di raccontare l’emozione che le ha scaturito la visita della mostra e porta i suoi saluti ricordando l’importanza del tema e la sua assoluta contemporaneità. Autuori evidenzia come il tema, su cui si concentra l’incontro, sia così ampio da permettere di toccare le varie iniziative che si possono realizzare intorno al sistema moda in cui la Fondazione è da tempo attiva sul nostro territorio.
A sviscerare il rapporto tra moda e inclusione sono il professor Alfonso Amendola, docente di Sociologia dei processi culturali presso l’Università degli studi di Salerno, e Martina Masullo, dottoranda POLICOM presso l’Università degli studi di Salerno. In un dialogo, che riesce a riassumere le tendenze della moda e delle aspettative sul corpo, in particolare, delle donne, dell’ultimo secolo, Amendola e Masullo riescono efficacemente a delineare al pubblico il legame tra moda e identità. La moda è corpo vivo, riprendendo le idee di Georg Simmel, un corpo che dialoga con corpi e che si muove sul filo tra unicità e collettività dando vita a una cifra di complessità. Questa complessità è protagonista del Novecento, con onde continue di ripresa del passato e dominata dalla cifra della nostalgia. I corpi, nel secolo breve, diventano portatori di rivoluzioni, di presa coscienza di un’identità mutevole. Masullo sottolinea come questi portati identitari siano trasportati attraverso i media, in particolare i social media e questi ultimi, nel non essere neutri, incidono sui consumi generazionali. È però proprio attraverso i social che è possibile vedere, e conoscere, diversi tipi di corpi e tale eco è evidente anche nelle serie televisive.
La moda inclusiva ci permette di superare le divisioni di genere, come nell’abbigliamento no gender, e le differenze di taglie aprendo il sistema della moda, e dell’alta moda, alle modelle curvy e plus size spianando così la strada all’accettazione, personale e della società, di corpi che rompono gli argini di canoni ormai superati. Ma la moda permette di includere, e di fornire quindi pari possibilità, anche alle persone con disabilità con la creazione di capi che tutti possono indossare, grazie ai brand che realizzano capi adattivi è, dunque, possibile superare queste barriere almeno sul vestiario. Inoltre, la dimensione moda si fa volano dell’inclusione sociale con l’incontro tra culture diverse e rendendo accessibile anche economicamente i capi, e nel caso, per esempio del second hand, di salvaguardare l’ambiente riducendo lo spreco di risorse.
L’incontro si conclude con delle testimonianze di persone che lavorano del settore moda come la fashion designer Paola Bignardi che lavora su abiti su misura, quindi inclusivi, e due delle responsabili del progetto creativo Frallizia, Francesca Frallicciardi e Francesca Darino, che hanno realizzato il design per la linea di skin care dell’influencer e content creator Benedetta De Luca all’insegna dell’inclusività.
Nell’ambito de I Racconti del Contemporaneo si tornerà nuovamente sul sistema moda così fondamentale per la carriera di Philippe Halsman, anche per il fotografo infatti la moda è stata un viatico di inclusione e uno spazio di libertà.
