Alla Galleria Dadart vernissage della mostra Mirabilia
Le opere fotografiche di Stefania Bonatelli, Charlie Davoli e Francesca Procopio – riunite in un’esposizione collettiva, a cura di Laura Tota e dal titolo MIRABILIA. Ciò che stupisce è reale?, presso la galleria Dadart di arte contemporanea di Salerno fondata da Daniela Diodato (Lungomare Cristoforo Colombo 128 A) – offrono lo spunto per riflettere sul concetto di «meraviglia», ovvero su cosa oggi sia percepito come meraviglioso, straordinario.
Durante il vernissage, che si terrà il 7 marzo 2025, alle ore 19, per la sezione Dialoghi d’arte, a cura di Anna Marchitelli, si terrà il dibattito sull’arte della fotografia oggi e su ciò che il titolo già suggerisce: intervengono la curatrice della mostra Laura Tota, i fotografi che espongono e la giornalista Anna Marchitelli. Al centro della discussione il domandarsi se la manipolazione che i fotografi operano sui loro lavori in post-produzione, a partire dall’osservazione del reale, possa essere interpretata come la manifestazione del potere creativo sulle apparenze fenomeniche, una sorta di svelamento e di rappresentazione della realtà in un’accentuazione di senso, o come un’illusione.
«Il sentimento di meraviglia è un attimo, unico e prezioso nel suo rivelarsi – scrive Luca Molinari nel suo “La meraviglia è di tutti” (Einaudi) – Abbiamo bisogno di tornare a interrogare il mondo, e dobbiamo farlo recuperando quel senso di meraviglia che è alla base del nostro pensiero e che sembriamo avere smarrito. […] Tornare al privilegio della meraviglia vuole dire tornare a innamorarsi di ciò che ci circonda, scegliendo dove posare il nostro sguardo, accompagnando quel processo di metamorfosi del reale che sta avvenendo e di cui dobbiamo essere parte costruttiva».
Il dialogo che, attraverso i lavori fotografici esposti negli spazi di Dadart fino al 7 aprile 2025, si instaura tra Bonatelli, Davoli e Procopio trascina in un’esperienza visiva che attraversa i confini tra reale e immaginario.
Stefania Bonatelli, con il progetto Tajogaite, rivela la vita, l’energia e la forza rinnovatrice che si nascondono dietro l’apparente distruzione. Originaria di Torino, ma residente a La Palma, Bonatelli vive sotto la costante minaccia di un vulcano attivo, il Tajogaite, che nel 2021 ha eruttato con violenza, modificando in modo irreversibile il paesaggio e la vita degli abitanti dell’isola. Le sue fotografie non si limitano a documentare la potenza distruttiva dell’eruzione, ma ne catturano la vitalità nascosta, quella forza primordiale che trasforma la terra inerte in un terreno fertile per nuove possibilità. Il vulcano, simbolo di instabilità e pericolo, si tramuta nelle sue immagini in un archetipo di rigenerazione: il ciclo di morte e rinascita che caratterizza la natura stessa. La sua lente si sofferma su dettagli che testimoniano come la distruzione possa essere letta anche come una promessa di ricostruzione, rivelando una bellezza austera e luminosa anche grazie a modifiche apportate in post-produzione.
In questo dialogo, in cui è forte la componente di intervento digitale, si inserisce la poetica surreale di Charlie Davoli, dove la realtà viene decostruita e ricostruita in scenari onirici. Le sue immagini giocano con la percezione e l’immaginazione, creando mondi che amplificano la bellezza e l’assurdo del quotidiano. Davoli combina frammenti di paesaggi, oggetti e architetture in composizioni che sfidano la logica e trasportano lo spettatore in dimensioni parallele. L’uso sapiente della post-produzione gli consente di trasformare elementi ordinari in visioni straordinarie, fondendo il reale e l’immaginario in un equilibrio precario ma affascinante. Questa manipolazione visiva non solo stravolge il visibile, ma invita anche a interrogarsi sui limiti della nostra percezione e sul potenziale creativo del quotidiano. Le sue opere, pur radicate nella realtà fotografica, si sviluppano in un universo visivo che celebra l’inatteso, stimolando una riflessione sul rapporto tra tecnologia, arte e immaginazione.
Francesca Procopio, con il progetto Arcaica, si addentra invece nella dimensione simbolica del cibo, svelandone il potere evocativo e il legame profondo con tradizioni millenarie. Gli alimenti che quotidianamente popolano le nostre tavole — un pane, un frutto, un piatto preparato con cura — diventano nelle sue opere un ponte verso un passato archetipico che parla di rituali, comunità e ciclicità della vita. Procopio decostruisce il gesto ordinario del nutrirsi, portando alla luce storie stratificate: ogni cibo è un simbolo, un custode di memorie collettive che affondano le radici nella cultura contadina e nei miti originari. L’artista invita così a riscoprire la sacralità che si cela dietro ciò che consideriamo familiare, rivelandone la meraviglia.
«Il punto di contatto tra questi tre artisti – dichiara Laura Tota – risiede dunque nell’atto di rivelare. Bonatelli esplora il vulcano non solo come simbolo di distruzione, ma come fonte di energia vitale e rinnovatrice; Davoli stravolge il visibile per dare forma all’inatteso e Procopio illumina le storie archetipiche nascoste nei gesti e nei simboli del cibo quotidiano. In ognuna di queste visioni, il quotidiano diventa un terreno fertile per l’immaginazione, una porta verso il sublime. Bonatelli, Procopio e Davoli sollevano quel “Velo di Maya” caro a Schopenhauer dimostrando che l’arte (ma soprattutto la fotografia, ancella della verità per eccellenza) non solo interpreta la realtà, ma ha il potere di trasfigurarla, permettendoci di accedere a un mondo altro».
