“Attraversamenti”di Bartolomeo Bellanova, un esercizio per tutti.
di Denata Ndreca-
Un tavolo dove si apparecchia il bene e il male del mondo, quello dove l’autore si siede. E alza la coppa d’inchiostro per ringraziare i fallimenti di ogni noi. Versi e pensieri che vanno completandosi, passando dalla scrittura sacra a quella postmoderna.
Un linguaggio altro, una riuscita stilistica – frutto non solo di una ricerca linguistica e conoscenza, ma anche di una fermentazione avvenuta unendo le acque della vita. Un tentativo di attraversare i luoghi, il tempo e il tempio, la nascita e la morte, tentativo nel quale il poeta Bartolomeo Bellanova trova linguaggi e corpi concreti per le galassie e gli abissi presenti che noi partecipanti portiamo dentro.
Le pagine de’ Attraversamenti (Puntoacapo Editrice 2024) sono un esercizio per individuare l’ubicazione dei dispositivi di segnalazione e d’allarme, per raggiungere vie d’uscita. Come resistere alla crisi dell’umanità. Concetto che incontriamo sopratutto nei versi della poesia Cucina internazionale “Rovesciare nella gavetta / ovuli sbattuti e sperma sottratto / in ogni dove solo dalle copule d’amore / … se questa pasta nuova / lieviterà bene nelle pance / sarà una festa senza fine”. L’amore come unica soluzione.
Del male e del bene
Caino e Abele
Romolo e Remo
Dio e il demonio
fratelli gemelli
la vita e la morte.
Portiamo di entrambi il seme
annaffiamo il grano e la gramigna.
Dio il geranio che sverna e sviola / ingravida la luce
l’ape bottinatrice
l’infaticabile.
Demonio il glifosato / il pozzo avvelenato
la fustigazione
la clausola vessatoria.
Dio l’ombrello aperto sopra la testa
sbrecciato dalla grandine del diavolo.
La guerra tra loro e
senza esclusione di colpi
senza esclusione di corpi
i nostri, giocati a dadi
strattonati martoriati.
Non ha sosta questo nostro pestare
questo tagliuzzare la milza alla notte
con gli occhi che cercano
l’approdo di un’isola pedonale.
Dio e in ritardo
mette cerotti bende e passa oltre
passa al prossimo che incontra
testa a testa con suo fratello
al fotofinish.
Corsi e ricorsi
Il padre e gigante impavido
che fiuta l’attimo esatto per farsi lillipuziano
tascapane imbottito che non tradisce la fame
mangiadischi che non divora
del figlio-vinile legge
gli anelli a spirale
le memorie circolari
di chi venne prima.
Il padre alla fine diviene creatura
del proprio figlio
atomo di giostra.
Agricoltura biologica
In Emilia si dice che del maiale
non si butta via niente [nemmeno dell’uomo si dovrebbe].
Alla fine tornerò feto nel grembo tiepido della terra
mi succhieranno i villi delle tue radici
da me avrai nutrimento foglie rami corteccia.
Sarai albero da frutto.
Forse ciliegio.
Amata, quando verrai sotto al mio ombrello
sporcati del mio sangue i polpastrelli
trattienimi nella tua bocca sputami addosso i noccioli
mangiami ancora e ancora.
Forse fico.
Amata, quando verrai sotto al mio ombrello
affonda la tua bocca
nella dolcezza della mia vulva matura
mangiami ancora e ancora.
E quando dopo innumerevoli anni anche tu
sarai messa a dimora
incroceremo i peduncoli delle radici
scambieremo impulsi elettrici
reciteremo il nostro nuovo Canzoniere
e parleremo coi vicini degli irriconoscibili
mutamenti delle stagioni.
