Olio d’oliva: l’importanza della tracciabilità a tutela del consumatore e produttore
L’ olio di oliva, oltre ad essere un alimento importante per l’ organismo umano, è un prodotto di eccellenza del “made in Italy”.Comunemente nel dire “olio di oliva” si usa un’ espressione generica per definire tutti gli oli derivanti dalla lavorazione dell’ oliva. Per tale motivo, la denominazione di vendita riportata sull’ etichetta in caratteri chiari e comprensibili per il consumatore, è di fondamentale importanza. L’ Italia è il secondo produttore in Europa e nel mondo di olio di oliva con più di quaranta denominazioni DOP e IGP riconosciute dall’ Unione europea.
Il settore agroalimentare è il motore trainante dell’ economia italiana, specialmente in alcune zone del meridione, basti pensare che tale settore, grazie ai prodotti di qualità e con indicazioni geografiche tipiche, è in continua crescita. Purtroppo però, proprio per la sua appetibilità non solo gastronomica, il settore agroalimentare subisce spesso minacce che portano vari nomi, come ad esempio il fenomeno dell’ Italian sounding o dell’ agromafia, e le varie contraffazioni e manipolazioni compiute da speculatori che, per lucrare, danneggiano la produzione di aziende e agricoltori, i quali con grandi sacrifici, mossi dalla passione, cercano di tutelare le specialità e la genuinità dei prodotti tipici del Bel Paese.
A minacciare i piccoli e medi imprenditori dell’olivicoltura, questa volta, è il Parlamento Europeo che, il 25 febbraio è chiamato a votare il piano che prevede l’importazione nell’ Unione, senza dazi, di 70mila tonnellate d’olio d’oliva dalla Tunisia, nel biennio 2016 e 2017. Bruxelles trova la ratio di questo Regolamento, in fase di approvazione, in un aiuto concreto da dare alla Tunisia dopo gli attentati del Bardo e per la difficile situazione di tensione che il paese nord-africano sta attraversando. Il pericolo che può venire a crearsi, consiste nell’ ipotizzare un boom di importazioni dalla Tunisia da parte delle grandi aziende italiane e straniere, una lavorazione del prodotto con una etichettatura dello stesso che, potrebbe non essere chiara al consumatore finale, sull’ origine dell’ olio e delle olive utilizzate.
A questo va aggiunto che, le aziende medio grandi risparmierebbero sui costi di produzione e potrebbero quindi entrare nel mercato con prezzi molto più bassi degli antagonisti che utilizzano solo olive italiane, con procedimenti particolari delle varie zone geografiche, per garantire la qualità (dal raccolto alla frantumazione) e le caratteristiche organolettiche, punto di forza della tipicità del prodotto.
Per salvaguardare l’ eccellenza del prodotto, invidiatoci nel mondo intero, sarebbero auspicabili, più precisi regolamenti ed ulteriori norme nazionali ed europee, volte a tutelare, contestualmente, sia la posizione del consumatore nel settore alimentare, attraverso un obbligo di etichettatura sempre più analitico, sia il principio di lealtà nel settore della concorrenza nel mercato interno.
Addivenendo alla completa tracciabilità del prodotto ( meglio di come prescritto nel Regolamento n. 1169/2011 ), i consumatori europei e italiani avrebbero tutte le informazioni necessarie per scegliere liberamente e, soprattutto, consapevolmente, cosa acquistare, conoscendo precisamente la filiera.Tali misure, lo si ribadisce, avrebbero l’ effetto di tutelare anche i produttori agricoli che lavorano sulla qualità, l’ eccellenza e la genuinità degli alimenti, insomma sulla salvaguardia del “ made in Italy ”. In ultima analisi, dunque, la maggior razionalizzazione della legislazione, in materia di etichettatura, da perseguire mediante l’ indicazione dell’ origine del prodotto e, una più chiara e leggibile indicazione di tutti gli elementi identificativi dello stesso, si porrebbero a garanzia, non soltanto dei consumatori, ma assicurerebbe, altresì, un certo equilibrio nel mercato interno tra tutte le parti interessate.
